(un post per il weekend elettorale)

Ormai si è capito: sto leggendo avidamente “Cultura Convergente” di Henry Jenkins, e continuo a trovarlo a dir poco geniale. E quindi non posso fare a meno di parlarne, di riportare qui il frammento di turno.

Oggi, con l’attenzione polarizzata dalle elezioni, non potevo fare a meno di notare quanto la nostra politica cerchi ancora di ricalcare la politica americana, inseguendola affannosamente, scimmiottandola in modo becero, e non sempre riuscendo con gli stessi risultati. Soprattutto in comunicazione. Soprattutto sui nuovi media.

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[...] I nuovi media operano in accordo a principi differenti rispetto ai media broadcast che hanno dominato la politica americana così a lungo: accesso, partecipazione, reciprocità e comunicazione punto-a-punto anziché uno-a-molti. Dati tali principi, dovremmo prevedere che la democrazia digitale sarà decentralizzata, non equamente distribuita, profondamente contraddittoria e lenta a palesarsi. Queste forze si manifesteranno prima attraverso forme culturali: un nuovo sentimento comunitario, un maggior senso di partecipazione, minore dipendenza da sapere istituito e una maggiore fiducia nel problem solving collettivo [...]Alcuni argomenti ci riconducono alla vecchia politica condotta in modi nuovi, come i tentativi di influenzare l’opinione pubblica, convincere al voto gli elettori, mobilitare i sostenitori e gonfiare i “difetti” del candidato avversario. Altri temi ci sembreranno meno familiari: elezioni che si svolgono all’interno dei mondi virtuali, programmi-parodia di notiziari e immagini modificate con Photoshop. Tuttavia, queste forme di cultura popolare producono anche effetti politici, rappresentando degli spazi ibridi dove ridurre la complessità politica (e cambiarne il linguaggio) così da acquisire la competenza di cui abbiamo bisogno per partecipare al processo democratico.

[...] A tal proposito il campaign manager di Howard Dean, Joe Trippi, ha posto le domande fondamentali in un intervento che ha suscitato molte discussioni: “Gli strumenti, l’energia, la leadership e il candidato giusto sono tutti ingredienti indispensabili per creare la Tempesta Perfetta della politica presidenziale. Dov’è che milioni di americani si uniscono e mobilitano le loro comunità, i loro quartieri e i distretti… Come si incontrano? Come si organizzano? Come collaborano? Come si attivano insieme?” E’ a questo punto che entra in gioco la cultura popolare.

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Il capitolo continua illustrando le tecniche utilizzate: l’uso intelligente di blog, azioni di smartmob, ecc. Presidio, in una parola dei social media, veri e propri luoghi di aggregazione e affinità. E’ questo secondo Jenkins (l’auspicato) nuovo modo di comunicare in politica: utilizzare gli strumenti che permettono un dialogo vero e diretto con il singolo.

E in Italia?

Ne parliamo magari dopo le elezioni…

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